⟦ Dieci anni fa lavoravo a #Gerusalemme e facevo la pendolare da #TelAviv.
Durante la mia prima visita in città dopo una gita scolastica nella Città Vecchia e ad #Al-Aqsa, mi chiedevo perché ci fossero così tanti veicoli della polizia di frontiera all'ingresso della città.
Pensavo che ci fosse stato un attacco terroristico.
Più tardi ho capito che a Gerusalemme ogni giorno si respira un'atmosfera da attacco terroristico.
È stato lì che ho incontrato per la prima volta i sionisti religiosi e i coloni.
Fino ad allora non avevo mai visto un colono, né nei quartieri ebraici della mia città natale, #BakaAl-Garbiyeh, né più tardi a Tel Aviv. ⬇️2
È stato a Gerusalemme che ho anche imparato che, in ebraico, non si dice “ #Cisgiordania” ma piuttosto ‘ #Ayosh’, l'acronimo ebraico delle cosiddette aree della Giudea e della Samaria; non esistono “territori occupati”, né nel 1967 e certamente non nel 1948, perché tutto appartiene a loro.
Da allora, sembra che il vocabolario dei coloni non sia più esclusivamente loro.
Ayosh e altri termini sono entrati nell'uso comune.
Questa settimana, ad esempio, in un'audizione alla #Knesset, un rappresentante del Ministero degli Insediamenti e delle Missioni Nazionali – istituito nel 2020 per facilitare l'insediamento ebraico in Cisgiordania – ha affermato di non conoscere il termine “avamposti illegali”.
Immagino che non conosca nemmeno il termine “insediamenti”. ⬇️3