Putiniani e MAGA, i due orfanelli
di Leah Mizrahi
Dal punto di vista della psicologia delle masse e della sociologia politica, i filoputiniani e i MAGA funzionano secondo meccanismi quasi identici, anche se operano in contesti nazionali diversi. Ciò che li accomuna non è l’ideologia specifica, ma la struttura mentale del consenso. Entrambi nascono in momenti di perdita percepita.
Per i MAGA è la perdita di status degli Stati Uniti globalizzati, per i filoputiniani è la perdita di centralità della Russia sovietica. In entrambi i casi, la realtà oggettiva è complessa e sfavorevole, ma viene rifiutata perché psicologicamente destabilizzante. Al suo posto si costruisce una narrazione semplificata in cui il passato diventa prova di grandezza e il presente è colpa di forze esterne.
Il primo elemento comune è il leader come identità. Trump e Putin non sono semplici politici: diventano simboli. Criticarli equivale ad attaccare il gruppo. Questo crea un legame emotivo, non razionale, che rende impossibile il confronto sui fatti. Quando il leader sbaglia, la colpa viene automaticamente spostata su nemici, traditori, élite, complotti.
Il secondo elemento è la negazione della realtà empirica. Elezioni perse, guerre che non finiscono, economie in difficoltà non vengono elaborate come fallimenti, ma reinterpretate come prove di un complotto o di una lotta più grande. Questo è un classico meccanismo di difesa cognitiva: accettare i dati significherebbe accettare di essersi sbagliati, cosa psicologicamente intollerabile per un’identità di gruppo così rigida.
Il terzo elemento è la mitizzazione del passato. I MAGA parlano di un’America “great again” mai definita con precisione; i filoputiniani parlano di una Russia storica tradita, umiliata, privata del suo destino. In entrambi i casi il passato non è storia, ma mito: selettivo, emotivo, usato come arma contro il presente.
Il quarto elemento è la polarizzazione morale. Il mondo viene diviso in due blocchi netti: noi e loro. Noi siamo il popolo vero, loro sono corrotti, manipolati, nemici interni o esterni. Questa struttura binaria è tipica delle dinamiche di massa perché riduce l’ansia e semplifica decisioni complesse. Non serve capire, basta schierarsi.
Infine, ciò che li accomuna di più è che non cercano di convincere tutti. Cercano di mantenere compatta una minoranza rumorosa e identitaria. In psicologia delle masse non conta la maggioranza silenziosa, conta la base fedele che difende la narrazione anche contro l’evidenza. È un consenso difensivo, non espansivo.
Per questo filoputiniani e MAGA reagiscono allo stesso modo ai fatti: li negano, li deformano o li ignorano. Non perché siano incapaci di capire, ma perché capire metterebbe in crisi la loro identità. E quando la politica diventa identità, la verità diventa una minaccia.

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