Ucraina, la Russia recluta combattenti anche in Iraq
Le autorità irachene stanno cercando di impedire ai propri cittadini di unirsi alla guerra russa in Ucraina, dopo le notizie secondo cui il Cremlino starebbe reclutando iracheni – principalmente combattenti legati a milizie filo-iraniane – per combattere al fianco di Mosca. Questa notizia arriva mentre Stati Uniti e Iran si avvicinano a un possibile scontro, alimentando il timore che le stesse reti di milizie possano presto essere mobilitate su più fronti di battaglia.
I funzionari di Baghdad hanno ora annunciato l’intenzione di istituire una commissione per impedire agli iracheni di arruolarsi in eserciti stranieri, dopo le crescenti prove di cittadini che si sono recati in Russia o nelle aree controllate dalla Russia per arruolarsi. Le stime variano notevolmente, con segnalazioni che vanno da diverse centinaia a diverse migliaia di iracheni che si ritiene abbiano aderito allo sforzo bellico del Cremlino. La legge irachena considera il mercenarismo un reato grave, con pene che possono arrivare fino all’ergastolo.
Il reclutamento sembra attingere a reti già esistenti all’interno del potente ecosistema delle milizie irachene. Molti dei gruppi coinvolti fanno parte delle Popular Mobilisation Forces (PMF), una costellazione di milizie per procura iraniane che sono diventate centrali nella guerra irachena contro l’ISIS e che hanno usato quel conflitto come una foglia di fico per portare avanti una pulizia etno-settaria su larga scala. Per alcune reclute, si ritiene che gli incentivi finanziari siano un fattore determinante, con segnalazioni di stipendi offerti ai combattenti stranieri molto più alti di quelli disponibili in patria, in un paese in cui la disoccupazione giovanile rimane molto elevata.
La possibile nuova guerra tra Stati Uniti e Iran
Allo stesso tempo, le milizie irachene stanno anche reclutando apertamente volontari per un conflitto molto diverso: una potenziale guerra tra Stati Uniti e Iran. Analisti e funzionari regionali affermano che la rete di alleati di Teheran in Iraq, Libano e Yemen si sta preparando alla possibilità di un conflitto su larga scala se la diplomazia nucleare fallisce. Negli ultimi giorni, l’escalation si è accelerata. Gli Stati Uniti hanno ordinato l’invio di ulteriori mezzi militari, tra cui portaerei, nella regione, mentre la Guida Suprema dell’Iran ha avvertito che Teheran potrebbe prendere di mira le forze navali statunitensi se scoppiasse la guerra.
Nel complesso, questi sviluppi suggeriscono che i combattenti iracheni potrebbero presto trovarsi impegnati in conflitti su due fronti: la guerra della Russia in Europa e un potenziale scontro tra Stati Uniti e Iran in Medio Oriente.
Il momento è sorprendente non solo per il reclutamento in sé, ma anche per la storia che lo ha portato avanti. Molte delle stesse reti di milizie ora collegate al reclutamento per la Russia e alla mobilitazione per l’Iran hanno trascorso gli ultimi due decenni spostandosi tra i conflitti. Alcune hanno combattuto le forze statunitensi durante la guerra in Iraq. In seguito, sono diventate forze di terra chiave nella battaglia contro l’ISIS, avanzando sotto il comando iracheno e beneficiando della potenza aerea statunitense. Allo stesso tempo, combattenti di questi stessi ecosistemi sono entrati in Siria per sostenere il regime di Bashar al-Assad. Oggi, queste reti sembrano espandere nuovamente la loro portata.
Cambiamento geopolitico più ampio
Questa continuità sottolinea un più ampio cambiamento geopolitico. I governi occidentali e i media, sia mainstream che “alternativi”, hanno ampiamente trattato la guerra in Ucraina e le crescenti tensioni in Medio Oriente come crisi distinte e completamente separate. Eppure, Russia, Iran e altri paesi hanno intensificato la loro cooperazione reciproca negli ultimi anni, mentre le reti di milizie spostano combattenti e risorse tra i teatri. Conflitti che un tempo apparivano paralleli assomigliano sempre più a fronti sovrapposti in un contesto strategico più ampio.
La natura transazionale delle relazioni internazionali rafforza questa impressione. Israele, ad esempio, ha coltivato strette relazioni con Mosca a causa del ruolo militare russo in Siria e nel 2025 si è unito all’amministrazione Trump e alla Russia nell’opporsi a una risoluzione ONU che affermava la necessità di preservare l’integrità territoriale dell’Ucraina. Tali decisioni evidenziano come le potenze regionali spesso gestiscano più conflitti contemporaneamente, bilanciando interessi contrastanti anziché allinearsi nettamente lungo linee ideologiche.
Ognuno di questi conflitti ha la sua storia, i suoi attori e le sue rivendicazioni. Eppure, al di sotto della complessità geopolitica, si cela un filo conduttore comune: la richiesta di dignità, sicurezza e autodeterminazione. Dall’Ucraina all’Iran e alla Siria, la gente comune ha corso rischi enormi nel perseguire questi obiettivi. La crescente sovrapposizione tra i conflitti in corso in Europa e in Medio Oriente suggerisce che i confini che li separano potrebbero essere molto più permeabili di quanto apparissero un tempo.

Questa qui sopra è la locandina dell’esercito russo che circola sui social che, garantendo di non essere destinati alle “truppe d’assalto”, e promettendo 3.200.000 rubli (circa 35.000 euro) al momento della firma del contratto, 210.000 rubli (circa 2.300 euro) di salario mensile e la cancellazione fino a 10 milioni di rubli di debiti), mette a disposizione i numeri di telefono per arruolarsi.
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